Strangolapreti
Canederli di spinaci e pane raffermo del Trentino, serviti nel burro fuso

- Nome locale
- Strangolapreti
- Servito con
- Burro fuso, salvia, Grana Trentino
- Da provare in
- Una trattoria trentina
- Si abbina a
- Teroldego o Nosiola
Cosa sono
Gli strangolapreti sono morbidi canederli verdi del Trentino, la metà italofona del Trentino-Alto Adige. Compaiono nel menu di una tradizionale trattoria trentina come primo piatto o come secondo leggero, solitamente accompagnati da burro fuso dorato e foglie di salvia fresca. Il nome si traduce letteralmente come "strangolapreti", un'etichetta che nei secoli ha generato più racconti che fatti accertati.
A differenza degli gnocchi di patate diffusi in gran parte del nord Italia, questi sono canederli di pane. L'impasto si prepara con pane raffermo ammorbidito nel latte, mescolato a spinaci o bietole cotte e tritate, uova, un po' di farina e formaggio grattugiato. Il composto viene modellato in canederli morbidi e irregolari, spesso con due cucchiai, e deve essere abbastanza tenero da sfaldarsi se maneggiato con troppa forza; una consistenza compatta indica un equilibrio sbagliato degli ingredienti. Vengono cotti delicatamente in acqua appena sobbollente, poi conditi con il burro caldo e altro formaggio grattugiato prima di essere serviti.
Il colore verde deriva dalle verdure cotte, che donano ai canederli un sapore terroso delicato e un aspetto rustico. Il piatto è una specialità regionale radicata nella cucina contadina e frugale del Trentino, dove nulla, nemmeno il pane raffermo, veniva sprecato. Non è un piatto presente in ogni menu d'Italia, ma dove ha origine è un classico immancabile.
Come è nato il nome
L'origine del nome strangolapreti resta controversa, e nessuna spiegazione è mai stata dimostrata. Tutti i racconti appartengono al folklore, non alla documentazione storica. La storia trentina più nota collega i canederli al Concilio di Trento (1545–1563), i cui prelati, si narra, ne fossero così ghiotti da divorarli avidamente. Un'altra versione racconta che i preti invitati al pranzo della domenica li mangiavano così in fretta da rischiare di soffocare. Una terza narra di un prete affamato in una locanda di strada che continuava a chiederne finché non rimase soffocato da un canederlo.
Queste storie circolano ampiamente, ma nessuna offre una risposta definitiva. La confusione è aggravata dagli strozzapreti, nome usato in Emilia-Romagna, Umbria e altre zone dell'Italia centrale per indicare una pasta arrotolata a mano e ritorta, non un canederlo. I nomi si confondono facilmente, ma la versione trentina è distinta per ingredienti e metodo.
Cosa contengono
Non esiste un'unica ricetta ufficiale, poiché ogni cucina mantiene la propria variante, ma gli elementi fondamentali restano costanti:
- Pane raffermo, solitamente di uno o due giorni, che costituisce la base e assorbe il latte.
- Spinaci o bietole cotti, tritati finemente per dare ai canederli il colore verde e il sapore terroso.
- Latte per ammorbidire il pane finché non diventa morbido ma non fradicio.
- Uova, che fungono da legante per tenere insieme il composto senza renderlo compatto.
- Formaggio grattugiato, di solito Grana Trentino, che aggiunge sapidità e profondità.
- Burro dorato e salvia fresca per il condimento finale, dove il burro viene cotto finché assume un colore dorato e un aroma di nocciola.
Il risultato è un canederlo morbido e saporito, che dipende dalla qualità del pane e dalla freschezza delle verdure. Non è un antipasto leggero nel senso moderno del termine; una porzione può essere piuttosto sostanziosa, soprattutto con il condimento ricco.
Come si gustano
Gli strangolapreti si assaporano al meglio in una trattoria trentina, dove vengono serviti come primo piatto caldo o come secondo modesto. I canederli arrivano nel piatto non troppo compatti, e vanno mangiati subito, mentre il burro è ancora caldo e le foglie di salvia profumate.
Un bicchiere di vino locale, come il bianco Nosiola o il rosso Teroldego, bilancia la ricchezza del burro dorato e si accompagna bene al sapore terroso delle verdure. Il pane a fianco non è necessario, poiché i canederli sono già sostanziosi di per sé.
Curiosità
- Il nome è un mistero. Nessun documento storico conferma chi abbia dato il nome al piatto o perché, lasciando l'etichetta "strangolapreti" al folklore, incluso il racconto popolare del Concilio di Trento.
- Pane, non patate. A differenza della maggior parte degli gnocchi del nord Italia, questi canederli si basano sul pane raffermo e non sulle patate per la loro struttura.
- Una specialità regionale. Il piatto è un classico del Trentino, non un'offerta comune a Roma o Milano.
- La consistenza morbida è fondamentale. Uno strangolapreti ben fatto deve essere abbastanza tenero da sfaldarsi facilmente; la compattezza indica un errore di preparazione.
- Distinto dalla pasta. Il nome genera spesso confusione con gli strozzapreti, la pasta arrotolata a mano dell'Italia centrale, ma i due piatti condividono solo il gioco di parole nel nome.







